-

 

muselmann

 

 

Nella vita comune “[…] non accade spesso che un uomo si perda, perché normalmente l’uomo non è solo, e , nel suo salire e nel suo discendere, è legato al destino dei suoi vicini; per cui è eccezionale che qualcuno cresca senza limiti in potenza o discenda con continuità di sconfitta in sconfitta fino alla rovina. Inoltre ognuno possiede di solito riserve tali, spirituali, fisiche e anche pecuniarie, che l’evento di un naufragio, di una insufficienza davanti alla vita, assume una anche minore probabilità. Si aggiunga ancora che una sensibile azione di smorzamento è esercitata dalla legge, e dal senso morale, che è legge interna; viene infatti considerato tanto più civile un paese, quanto più savie ed efficienti vi sono quelle leggi che impediscono al misero di essere troppo misero, e al potente di essere troppo potente.

Ma in Lager avviene altrimenti: qui la lotta per sopravvivere è senza remissione, perché ognuno è disperatamente ferocemente solo. Se un qualunque Null Achtzehn vacilla, non troverà chi gli porga una mano: bensì qualcuno che lo abbatterà a lato, perché nessuno ha interesse che un “mussulmano”* di più si trascini ogni giorno a lavoro; e se qualcuno, con un miracolo di selvaggia pazienza e astuzia, troverà una buona combinazione per defilarsi dal lavoro più duro, una nuova arte che gli frutti qualche grammo di pane, cercherà di tenerne segreto il modo, e di questo sarà stimato e rispettato, e ne trarrà un suo esclusivo personale giovamento; diventerà più forte e perciò sarà temuto, e chi è temuto è, ipso facto, un candidato a sopravvivere.

Nella storia e nella vita pare talvolta di discernere una legge feroce, che suona “a chi ha, sarà dato; a chi non ha, a quello sarà tolto”. […]”

*Con tale termine “Muselmann”, ignoro per quale ragione, i vecchi del campo designavano i deboli, gli inetti, i votati alla selezione.

Primo Levi – Se questo è un uomo – Mondadori 1997

[…] Era comune a tutti i Lager il termine Muselmann, “mussulmano”, attribuito al prigioniero irreversibilmente esausto, estenuato, prossimo alla morte. Se ne sono proposte due spiegazioni, entrambe poco convincenti: il fatalismo, e le fasciature alla testa che potevano simulare un turbante. […]”.

Primo Levi – I sommersi e i salvati – Einaudi 2014

 

 

muselmann_terzopiano1684
muselmann_detail684
muselmann_secpiano2_684

muselmann
Fabio Frau 2014
Mattonella in maiolica

 

 

Muselmann è una composizione di mattonelle in maiolica di forma quadrata sulla cui superficie è scritta, in bassorilievo, la parola “muselmann”. Il quadrato è la faccia di un cubo. Ciascuna mattonella quadrata è da intendersi come il piano frontale di un cubo che riproduce nelle dimensioni il volume medio di un cervello umano; dunque deve essere intesa come un contenitore sensibile che conserva delle informazioni.

Ciascuna mattonella misura 11 x 11 x 2 cm.