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LUCE

 

 

 

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LUCE
Ruth Georgi 2015
Mattonella in maiolica

 

 

Per i seguaci di Orfeo (i misteri orfici ritrovimao agli albori della filosofia greca), l’anima è il respiro (ánemos) e prapídes sono le tensioni del diaframma (phrénes) che hanno la funzione di regolare o addiritura di arrestare la respirazione. A esse si rifanno le formule di Platone sul raccoglimento dell’anima a partire da tutti i punti del corpo che Aristotele riconduce alle credenze orfiche secondo le quali “l’anima è dispersa nel corpo in cui si sarebbe introdotta, portata dai venti, durante la respirazione“ (Dell’anima 410b). (…)
Dagli Oracoli caldaici appare un’altra figura d’anima il cui primo intento è proprio quello di oltrepassare la soggettività individuale, per porsi come risonanza dell’anima cosmica. “Sommersi dai tormenti della terra“ l’anima è inviata “verso la luce e i raggi del Padre da cui un giorno fu inviata rivestita di intensa intuizione“. L’intuizione non è la conoscenza come connessione di lógoi ma quella com-prensione del Tutto che vien prima della connessione delle singole parti. Rispetto a questa comprensione, la conoscenza logica è un sapere diminuito, pratico, utilitario, non salvifico.
Alla “con-centrazione“ dell’anima si sostituisce la sua “liberazione“:“Coloro che spingono fuori l’anima e inspirano, sono prossimi alla liberazione“. Questa avviene nel silenzio: “Mantieni il tuo silenzio, iniziato“. Non sono le parole e le conoscenze a salvare, ma le forze della natura, dove “l’azione del fuoco“, “la dispiegata forma della luce“ si compone con “il suono sordo del mare dai flutti gelati“. In questo scenario l’uomo che ha oltrepassato la conoscenza per l’intuizione cosmica deve “reggere le briglie dell’anima perché non urti la terra sciagurata, ma trovi salvezza“.
Se il mistero orfico chiede all’anima concentrazione per addivenire a quella conoscenza che la filosofia produrrà, in altro linguaggio, come conoscenza di sè e del mono, il mistero caldaico chiede all’anima migrazine di sè e dal mondo per la compresnione del Tutto di cui l’uomo e solo picolo frammento. Ne discende un’etica: non il dominio dell’uomo sul mondo, mal lo scioglimento dell’uomo da se stesso e dal mondo perchè possa fare la sua comparsa il dio. Senza questo scioglimento non si dà la “libera luce“ percorsa da “abissale amore“ che obbliga l’uomo a uscire dai suoi confini egoici perchè, recita l’ultimo oracolo caldaico: “il mortale non po contenere il dio“.

 Dimensioni dell’originale 19 x 19 cm sp. 1,8 cm (variazioni a richiesta)

* Salvezza, Umberto Galimberti – Parole Nomadi – UE Feltrinelli 2009